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Mio cugino Enrico

Come promesso a mio cugino Enrico, qui di seguito pubblico un suo post.

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Ieri l’altro, 19 febbraio 2007 (non è il titolo di una canzone…)
 
Sveglia alle 7
Partenza da AXA per Fiumicino alle 08.10
Per chi è pratico della zona dista mediamente 20 minuti dall’aeroporto
Due incidenti costringono le vetture ad un andamento pedonale

Arrivo alle 09.25 in aeroporto devo parcheggiare sono in netto ritardo e con sommo piacere scopro che:
È stato divelto il parcheggio di fronte l’area degli arrivi (1° giro dell’aeroporto)
Non esiste lunga sosta davanti l’area delle partenze (2° giro in aeroporto)
Parcheggio obbligatoriamente al silos contrassegnato dalla lettera B, rigorosamente in terrazza, ingresso in sala alle 09.40
Premesso che l’imbraco o il volo addirittura era previsto per le 09.20, impietosisco l’hostess al check-in, ricevo il ticket, mi tolgo cintura orologio e scarpe (il tutto rispondendo anche ad un telefono che trasmetteva la voce imbufalita del mio capo che litigava con l’hostess all’interno dell’aereo dicendo che mi dovevano aspettare)

Guadagno l’uscita A10 (per chi non fosse pratico è praticamente posizionata alla fine…) e una signorina mi accoglie con un sorriso da pubblicità e mi dice:”…mi dispiace signore abbiamo chiuso l’imbarco” panico, mi siedo 30 secondi, poi all’ennesimo squillo del capo, raccolgo i resti di un reiki del tempo andato e mi dico :”ce la posso fare, o mi arrestano o entro”, discuto con il “sorriso ambulante”, mi faccio annunciare al comandante, non ridete non sto parlando di quello più famoso, telefonicamente danno l’ok al mio ingresso in aereo…
Il Finger (o come diavolo si scrive) potrebbe essere chiuso ergo non mi fanno imbarcare, a quel punto “sorriso pensante” mi urla di seguirla, forse folgorata da non so bene quale ormone e comincia a correre giù per il finger, io cintura e borsa in mano la seguo, ormai non assomiglio neanche vagamente al consulente quale mi pregio essere, ci riesce, il comandante mi saluta, come se fossimo vecchi amici, e lei mi chiede (sempre con quel sorriso plastico) il nome, ma non per il normale controllo, (ho il biglietto ancora intatto), ma perché secondo lei sono fortunato e vuole conoscere il mio nome…fortunato!

In aereo (considerando che sono ormai le 10, tutti mi guardano come se fossi il responsabile della nuova finanziaria…li capisco, abbozzo un sorriso e vado oltre, anche il capo sorride
Arriviamo a Reggio, per chi non è mai atterrato sulla pista dell’”aeroporto dello stretto” non ha idea, 800 metri di pista che costeggiano un mare blu che più blu non si può…
Mini riunione, le carte ci sono, alle 13 il contratto era firmato
Tappa forzata in quel di Reggio causa mancanza voli di ritorno, o meglio ne esiste uno solo alle 19.10 (lo sapevo, ma ho sperato in qualche coincidenza…)
Turista forzato in una città che più ci vado e meno mi piace…e piove anche

Rientro a Roma alle 20.30
Non trovo il biglietto del parcheggio, sono incazzato e stanco, ho quasi perso la speranza di ritrovarlo, quando guardo all’interno del portafoglio…a volte mi meraviglio della mia stessa precisione…
Cassa automatica, inserisco il “titolo”, totale 24 dico ventiquattro euroS di parcheggio, ora capisco perché non c’è una persona ma una “cassa automatica”, intendiamoci al posto di lavoro credo che chiunque preferisca l’incolumità fisica

Ce la posso fare, esco da quel girone di dannati, sono sulla strada di casa, sorrido e fumo il mio sigaro, squilla il telefono, è mio cugino dalla Germania che mi chiede di collegarmi via Skipe per una chiacchierata, gli faccio presente che sono in macchina, rientro da una giornata fuori, risposta di lui: “BEATO TE CHE VIAGGI PER LAVORO”

È caduta la linea….

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A questo punto e' opportuno far presente che mio cugino e' il bello della famiglia, ha un qualcosa che puo' vagamente ricordare Hugh Grant.
Non mi stupirei quindi se "sorriso pensante" oltre al nome gli avesse chiesto pure il numero di telefono. Ma lui non lo ammettera' mai, specialmente perche' Christine legge questo blog :o)

Pubblicato il 21/2/2007 alle 11.55 nella rubrica Diario.

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